lunedì 23 luglio 2018

Edward Cullen e la Tedenza Attualizzante

Lo confesso. Nonostante abbia superato da un po' l'età adolescenziale (almeno da un punto di vista anagrafico, sigh!), ho sempre amato la saga fantasy - romantica di Twilight (S. Meyer, 2005 - 2008). Un personaggio, in particolare, mi ha colpito più di tutti. Naturalmente, sto parlando del vampiro diciassettenne, Edward Cullen. Perché proprio lui? Innanzitutto vorrei fare una premessa: trovo riduttivo pensare che la Saga tratti esclusivamente tematiche legate al mondo adolescenziale, in quanto, i protagonisti, a mio avviso, possono ben rappresentare metafore, simboli e archetipi anche del nostro essere adulto, delle nostre lotte interiori per sopra - vivere (V. Frankl, 1946; 1969), ovvero del tentare di trascendere ciò che riteniamo smacchi esistenziali, condizioni in cui ci sentiamo impotenti o bloccati e che ci hanno reso privi di fiducia. In tal senso, Edward Cullen rappresenta ai miei occhi l'Uomo Rogersiano, ossia quella "persona impegnata a creare se stessa, una persona che crea il significato della vita, una persona che incarna una dimensione di libertà soggettiva ...Scarta l'alibi della mancanza di libertà. Sta scegliendo se stesso, sta cercando, in un modo difficilissimo e spesso tragico, di diventare se stesso..." (Rogers, 1951, trad. it., pp. 338 - 339). Il vampiro, infatti, nonostante si sia ritrovato in una condizione di limbo, in quanto né vivo, né morto, nell'incontrare Bella scopre che il suo Sé può evolvere, scegliendo in modo libero e responsabile (Rogers, 1951), nonostante la sua condizione, appunto quella di vampiro, ritenuta mostruosa, immodificabile, eternamente uguale a se stessa. In poche parole, mortifera. Ma occorre precisare, per capire al meglio il processo di cambiamento di Edward, che Bella non è solo la donna da cui è attratto: ella è la sua sfida esistenziale. Bella rappresenta un bivio, perché Edward desidera sia lei che il suo sangue: la sua fragranza rischia di renderlo totalmente dipendente, tanto da pensare di ucciderla. Ma allo stesso tempo, non può fare a meno di innamorarsi. Il vampiro, in tal modo, avverte una frattura interiore, uno stato di incongruenza e di ansia (Rogers, 1957; 1962): le due parti del suo Sé sono in conflitto. Da un lato, il suo Sé Ideale lo costringe a pensare che non potrà mai avere un legame con la ragazza, perché si percepisce un mostro assetato di sangue, indegno ai suoi occhi, e, dall'altro, il suo Vero Sé, il suo essere Uomo Vivo la desidera ardentemente. La ama. E qui, grazie alla sua Saggezza Organismica (Rogers, 1951), Edward rischia nella relazione, mostrando la sua vulnerabilità, il suo desiderio di amore, confessando allo stesso tempo i suoi tormenti, senza distorcere le sue ombre e i suoi vissuti più scomodi, rabbiosi e ostili. E ne viene ricambiato. Bella lo riconosce e grazie a questo gli dona nuova Vita. Ecco, allora, che la sua Tendenza Attualizzante fiorisce, trova spazio creativo: Edward riprende a suonare il suo pianoforte, componendo una Ninna Nanna dedicata alla sua amata. Dalla sua condizione tragica, per molti versi non mutabile (Edward rimarrà sempre un vampiro e, perciò, la fragranza del sangue di Bella sarà per lui sempre un'agonia), grazie alla passione e al desiderio, il vampiro trascenderà il suo bisogno animale e diventerà, grazie alla Relazione e alla scelta del Legame, Uomo, trovando la sua direzione esistenziale e trasformando il suo demone interiore in un Daimon (Hillman, 2009), in una vocazione, unica ed irripetibile. Da qui, si può ben paragonare la sfida di Edward come quei famosi germogli di patate, descritti da Rogers in A Way of Being (Rogers, 1980; trad. it., pp. 102 - 103, cit. in Carubbi, 2018): "...Questi germogli erano, nella loro crescita bizzarra e futile, una sorta di espressione disperata della tendenza che ho descritto. Essi non sarebbero mai diventati piante, mai avrebbero realizzato il loro potenziale reale. Essi tentavano di realizzarlo, però, anche nelle circostanze peggiori". In tal senso, Edward, da una condizione, apparentemente non umana e di anti - eroe, diviene l'eroe "che stringe i denti e si risolleva, combatte, anche quando crede che ormai sia tutto finito" (Carubbi, 2018, pag. VI) e ancora: un eroe "di resilienza, di perseveranza, di desideri brucianti" (ibidem). 
E se Edward Cullen rappresentasse anche parti di noi?

© Francesca Carubbi

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