venerdì 29 luglio 2016

Ansia ...sintomo da eliminare o da ascoltare?

L'Ansia, da un punto di vista dell'Approccio Centrato sulla Persona, è una percezione da parte dell'organismo di un nascente stato di disaccordo interno, di rottura di un precedente equilibrio vitale ed esistenziale. Rogers (1951) la definisce come uno stato di incongruenza tra ciò che il soggetto sente emergere dalla propria fiducia organismica,  riguardo alla propria autenticità,  e il suo stato di coerenza interna, ossia uno stato di non contraddizione, che si è costruito nella vita per affrontare le innumerevoli sfide che questa gli presenta. In tal senso, è importante sottolineare come il grado la percezione della coerenza interna, ossia l'insieme dei costrutti o costruzioni della realtà, i vissuti emotivi, l'apertura all'esperienza, la modalità di riconoscere ed affrontare i problemi, l'insieme dei suoi valori, infatti, non sempre coincidono con ciò che la persona sente realmente come propri, come facenti parte della propria Tendenza Attualizzante, di ciò che desidera realmente, ma spesso sono il frutto di progressive identificazioni, da parte del bambino, dei modi di pensare e di essere del suo ambiente di riferimento. Ad esempio, un bambino potrebbe aver interiorizzato il concetto che arrabbiarsi non va bene, attraverso messaggi del tipo "I bravi bambini non fanno i capricci!". Ma la sua rabbia che fine farà? Probabilmente, verrà intercettata, distorta e non simbolizzata per quello che realmente è, in quanto arrabbiarsi, significherebbe perdere l'approvazione genitoriale. Da qui, il bambino interiorizzerà e farà proprio il costrutto rigido, caratterizzato da giudizio e biasimo, che la rabbia è un'emozione inaccettabile, perdendo fiducia nella propria bussola interiore. Infatti, Rogers ci informa come le emozioni non siano né buone, né cattive, ma semplicemente lo strumento indispensabile per sentire ciò che ci fa star bene o male e, da qui, orientare il proprio comportamento secondo la propria spinta al benessere ed accrescimento. Quando, a causa di determinate crisi personali di particolari eventi di vita, il soggetto inizia a percepire una crepa nella percezione e costruzione della propria realtà, nella propria coerenza, ecco che emerge uno stato di sofferenza, di ansia: la persona percepisce, in altri termini, una discrepanza tra chi è veramente (vero sé) e tra chi dovrebbe essere per essere accettato e amato (sé ideale). E qui nasce il sintomo, la spia di una crisi in atto, che si declina a seconda della soggettività ed unicità della persona: "sento confusione, non capisco cosa mi stia succedendo", "da un po' di tempo, prima di andare a lavorare, sento ansia, paura", "soffro di insonnia", "ho paura di perdere il controllo della mia vita"... Questi sono solo esempi di come si può configurare la richiesta di aiuto, spesso con la speranza che il sintomo ansioso venga eliminato, per ritornare all'equilibrio precedente, al prima della crisi, alla percezione di una coerenza interna che, seppur rigida e disfunzionale, è
per il soggetto la modalità elettiva con cui è riuscito a sopravvivere nelle tempeste della vita. In tal senso, empatizzare con il sintomo ansioso, accettare autenticamente, senza giudizio, la persona con tutti i suoi vissuti, senza colludere con la richiesta salvifica di aiuto, permette l'inizio di un'esplorazione del significato del sintomo da lei riportato, al fine di essere integrato nella propria storia di vita. Dare parola al sintomo, permette inoltre che la persona lo senta sempre meno estraneo alla sua esistenza, facilita una maggiore accettazione dello stesso, con minor vergogna e colpa. Perché dare parola al sintomo, dialogare con esso? Perché è simbolo di un cambiamento in atto, è un messaggio autentico dei propri bisogni e desideri più profondi, sopiti per troppo tempo. Perché per il soggetto è stata una degna e non Tendenza Attualizzante che, seppur precaria, lo ha supportato sino a quel momento. E quindi che non si merita di essere eliminata, ma accolta ed ascoltata, affinché possa progredire verso forme di accrescimento più sane e più soddisfacenti. Perciò, sempre che il cliente lo voglia, sta a lui prendersi la responsabilità del proprio coraggioso cambiamento, perché è solo lui che può offrire una  verità soggettiva ed unica al sintomo, perché questi fa parte della sua storia e di nessun altro. Perché, come ci ricorda Rogers, l'organismo è degno di fiducia, in quanto agente di scelta libero e responsabile, avente in sé le basi della salute mentale.

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