venerdì 24 maggio 2013

Dipendenze e minori nei contesti educativi

Nella mia esperienza di supervisore educativo e di formatore per equipe di educatori, mi trovo spesso al cospetto  di importanti quesiti, dubbi e, talvolta, timori da parte degli operatori, che, durante il loro lavoro, si imbattono in adolescenti e giovani vicini al mondo del consumo.
"Che fare?". Questa è, sovente, la domanda che si pone l'educatore e che da tradotta in "Come posso relazionarmi con chi fa uso di sostanze? Qual è il mio ruolo o "potere" persuasivo in tale contesto?". Domande non da poco, se si pensa al ruolo e responsabilità sociale e territoriale dell'educatore. Infatti, come ogni altra figura professionale, l'operatore educativo ha l'obbligo della privacy e della riservatezza. Da qui, tuttavia, in scienza e coscienza, occorre domandarsi: "Come muoversi in questo territorio minato? Come conciliare la preservazione della fiducia nella relazione, con il dovere morale di educare al benessere ed alla salute?. In termini più concreti: "Come mi comporto con il ragazzo o il giovane che mi confida di usare sostanze?". Al di là delle provocazioni da parte dell'adolescente, dell'impatto emotivo che questa notizia comporta, dobbiamo, innanzitutto, nel caso di un minore, cercare di capire, anche grazie alla supervisione o all'aiuto professionale di uno psicologo, se quello che il ragazzo ci dice può essere o un potenziale pericolo per la persona o una "semplice" sperimentazione, tipica nel periodo adolescenziale.
Se in scienza e coscienza riteniamo la prima ipotesi, dobbiamo derogare alla riservatezza, tuttavia, senza nasconderlo al ragazzo, ma confrontandoci direttamente con lui e supportandolo, nel caso voglia farlo di persona, nella sua rivelazione alla sua famiglia, al fine di farsi aiutare. Ma prima di arrivare a questo, dobbiamo imparare ad ascoltare a vivere empaticamente la sua esperienza, a non giudicarlo, ma a confrontarlo, in modo pacato ma fermo e saldo, sul pericolo che incorre. Insomma, siamo davanti ad un delicato equilibrio, che necessità di un allenamento continuo delle nostre abilità di ascolto e di "screening", per comprendere quali siano realmente le situazioni di pericolo, al fine di non colludere con esse: uno stile autorevole, in questi casi, contraddistinto da apertura affettiva, supporto (accettazione positiva incondizionata dei vissuti) e chiare e coerenti regole e limiti normativi (accettazione condizionata di comportamenti devianti), rappresenta un efficace fattore protettivo nella prevenzione di uso di sostanze.

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