domenica 26 aprile 2020

Comunicazione importante: riapertura Studio 4 maggio 2020




Da lunedì 4 maggio, salvo cambiamenti e imprevisti che verranno tempestivamente comunicati, lo Studio riprenderà, gradualmente, le sue attività in presenza. Nello specifico
➡️ I colloqui individuali saranno fissati in modo tale da non sovraffollare lo Studio e si effettueranno indossando, entrambi, mascherine protettive e rispettando la distanza di sicurezza. All'inizio e alla fine di ogni seduta, sarà mia cura santificare le superfici e arieggiare i locali. I clienti avranno anche la possibilità di igienizzare le mani tramite prodotto apposito.
➡️ Si raccomanda di non presentarsi in seduta con sintomi sospetti, ma di comunicarmi l'impossibilità dello spostamento, affinché si possa annullare l'appuntamento ed, eventualmente, continuare il supporto in modalità a distanza. Ciò, naturalmente, vale anche per la sottoscritta.
➡️ La modalità online sarà comunque mantenuta per coloro che avranno difficoltà a raggiungere lo Studio e per le attività di Formazione, supervisione e Tutoraggio allo Studio.
➡️ Pertanto i gruppi sono ancora sospesi sino a data da destinarsi.
Comunque, per qualsiasi informazione non esitate a contattarmi. Vi ricordo i miei recapiti: 3384810340, info@psicologafano.com, www.psicologafano.com
Grazie per la collaborazione
Francesca Carubbi

sabato 29 febbraio 2020

Progetto "Amori 4.0"

"Amori 4.0" è un bellissimo progetto in cui collaboro con fantastici colleghi e professionisti di Bologna, Parma, Vicenza, Padova, Rimini, Roma. Si parla di amori e relazioni ai tempi della Rete, di coppie, famiglie e infanzia, del rapporto delle fiabe con lo sviluppo e la tecnologia, e di tanto altro
AMORI4PUNTOZERO

venerdì 3 gennaio 2020

Il tempo della solitudine: fenomenologia rogersiana della depressione

Miller, noto psicoanalista, sostiene che "il tempo nutre senza sosta sia l'inquietudine che la nostalgia, l'inquietudine di ciò che sarà, la nostalgia di ciò che è stato" (in La Psicoanalisi, n. 37, Astrolabio, p.42).
Se volessimo trasporre questo concetto psicoanalitico in una visione fenomenica, potremmo notare, infatti, quanto la temporalità sia, probabilmente, la condizione che attanaglia maggiormente la Persona: è ciò che mostra, ad esempio, il soggetto depresso quando narra con struggente tristezza i suoi ricordi di un passato che fagocita un presente statico, congelato in uno stato di shock emotivo.
Ma il tempo intrappola anche l'ansioso, così proiettato in un futuro prossimo, in una tensione o stato di incongruenza (Rogers, 1957) pervasiva che annulla ogni possibilità di serenità, di tranquilllità di riposo: i pensieri, in entrambi i casi, soverchiano e sopraffanno un equilibrio esistenziale precario; affollano le menti, in modo ricorsivo senza tregua: che sia per un rimpianto, un rimorso, piuttosto che per una paura futura, il tempo non dà tregua. Infligge pena, prosciuga le forze, annulla i desideri...
Da un punto di vista Rogersiano, soffrire di depressione significa non riuscire a sentire, da un punto di vista organismico (Rogers, 1951), la propria fiducia interiore, la spinta della Tendenza Attualizzante (Rogers, 1980), che sembra essersi arrestata. Ellen West (in Rogers, 1980), il famoso "caso" seguito da Binswanger e ripreso, come riflessione clinica, da Rogers, è l'epifenomeno della melanconia, della solitudine esistenziale, intesa come "l'estraniamento dell'uomo da sé stesso, dalle esperienze del suo organismo" (Rogers, 1980), che crea una sofferente divisione del proprio Sé tra quello organismico, quello più vero e spontaneo, e quello conscio che si aggrappa follemente e rigidamente ad un altro (ibidem), perché è solo così che ha imparato ad avere amore e ad essere accettato.
La depressione, allora, come ci insegna Ellen è un sacrificio della propria vitalità, della propria autenticità, a favore di un "amore" del passato (ed è qui che si incaglia il vissuto nostalgico) posticcio, abitudinario, ma l'unico che si conosce.
Soffrire di depressione, allora, è distorcere tutte quelle emozioni salvifiche, che ci potrebbero permettere una risalita, un vivere appieno il presente, come la sana rabbia, integrata cognitivamente alla coscienza, assertiva, limitante e confontante. 
Se volessimo, allora, utilizzare una metafora fiabesca, ci torna utile la figura di Bella (Belinda e il Mostro, in Faibe Italiane , a cura di, Italo Calvino), che, per accontentare a tutti i costi la sua famiglia, mette a tacere il suo animo "ribelle e rivoluzionario", antropoformizzato dalle "sorelle indolenti", che rappresentano, non troppo velatamente", le nostre ombre, i nostri lati vulnerabili e fragili, i nostri vissuti rancorosi, le nostre ferite non curate, il nostro Lupo interiore: tutti aspetti che, se non correttamente simbolizzati (Rogers, 1951), rischiano inevitabilmente di farci perdere la nostra Bussola Interiore (ibidem). Ciò che, in metafora, rischia Bella: nel non prendere coscienza del proprio tumulto interiore, dei propri desideri, degli avvertimenti della Bestia - che poi, così Bestia non è - la nostra Protagonista mette a repentaglio il suo futuro, simboleggiato dall'anello (Carubbi, 2018), che più di una volta viene dimenticato. 
Ecco, allora che cos'è la depressione rogersiana: un anello lasciato in un angolo, perso chissà dove. La propria esistenza smarrita in un passato ricorsivo ed estenuante; una ricerca senza fiato nel vano tentativo di ricucire uno strappo, uno smacco esistenziale. Il non accorgersi che la Vita Piena (Rogers, 1961) è nel qui e ora, con i suoi inevitabili alti e bassi emotivi (ibidem), le sue contraddizioni, ambivalenze. Con l'accettazione non solo della propria vulnerabilità, bensì dei propri desideri