venerdì 4 gennaio 2019

Welfare e psicologia ambientale

La democrazia è equità, ossia la possibilità di ogni Persona di poter attualizzare la propria vita, i propri desideri, le proprie aspirazioni all'interno di un Sistema che garantisca l'accesso agli strumenti indispensabili all'autorealizzazione e sviluppo del proprio benessere bio - psico - sociale. In altri termini, ogni cittadino ha il diritto di sentirsi partecipante attivo del welfare sociale a cui appartiene, ovvero di quell'insieme di iniziative che garantiscono il senso di sicurezza e, appunto, di benessere o di salute. In tal senso, poiché viviamo all'interno di sistemi complessi tra loro intersecanti e dialoganti - fisici, psicologici e sociali - la percezione e la creazione del senso di benessere non può bypassare questa compenetrazione sistemica. Per fare un esempio concreto, poniamo che alcune politiche di welfare sociale vogliano attuare percorsi di promozione di benessere e di prevenzione di comportamenti a rischio dedicati all'infanzia e adolescenza, attraverso un processo responsabilizzante della Persona all'interno della sua comunità di appartenenza. Come si attuerebbe ciò? Ed ecco, come si viene ad incuneare la disciplina della Psicologia Ambientale, ossia quella branca psicologica che studia l'influenza reciproca tra le scelte ambientali, archittetoniche e il comportamento e la mente dell'individuo (Costa, 2016) e, di conseguenza, come la loro interconessione e reciproco condizionamento vadano a influenzare determinate scelte di politiche sociali o di welfare. In soldoni, in un'ottica di psicologia ambientale, al fine di promuovere un senso profondo di aggregazione sociale e di partecipazione attiva dei più giovani al loro territorio - e le ricerche ci informano, in tal senso, quanto la creazione di gruppi informali "to peer"e l'implementazione di luoghi, quali oratori, CAA, CAG, ludoteche, siano alla base di buone prassi di promozione universale o della salute (Bonino e Cattelino, 2008) - occorre considerare anche la variabile ambientale - architettonica e territoriale dove verranno attuati i suddetti percorsi psico - educativi. Occorrerà verificare se il territorio e l'urbanistica consentano la creazione di spazi aggregativi, sicuri e facilmente fruibili dalla popolazione target o, se al contrario, esistano impedimenti strutturali (fatiscienza, scarsità di strutture adeguate, mancanza di manutenzione, scarsi investimenti, incuria...), che non faciliterebbero il compito. Da qui, si evince quanto la costruzione di iniziative di promozione psico - sociale, soprattutto per quelle fasce di popolazione ad alto rischio di dispersione, isolamento sociale ed emarginazione, debbano considerare un continuo lavoro di Rete, dove le professionalità educative, sociali, psicologiche e ambientali possano dialogare e progettare all'insegna di un obiettivo comune: il potenziamento di un welfare di comunità, dove l'ambiente - sociale, psicologico, fisico e ambientale - diviene una delle veriabili in cui si gioca il futuro del benessere dei nostri figli.