giovedì 8 novembre 2018

Congruenza e Alleanza Terapeutica

Se volessimo individuare, tra le "condizioni necessarie e sufficienti" (Rogers, 1957; 1962) descritte da Carl Rogers, quella più affine al concetto di alleanza terapeutica, probabilmente sceglieremmo la congruenza del terapeuta (ibidem), ossia il suo essere sufficientemente autentico nella relazione, privandosi di maschere di facciata che non permetterebbero un ascolto empatico e accettante i vissuti, soprattutto quelli più sopraffacenti, del cliente. 
Potremmo definire, in tal senso, l'autenticità terapeutica come una sorta di comodità, di ascolto attento, ma anche fluido; o perché no, come una profonda e intenzionale volontà di essere un ascoltatore sì partecipe, ma anche consapevole del proprio fluire esperenziale rispetto alla dinamica relazionale che si sta creando "nel qui e ora": il terapeuta, in altri termini, può accettare in modo profondo il suo fluire esperenziale, senza sentirsi minacciato da esso (Rogers, 1962). 
Si può ben immaginare, allora, quanto la congruenza terapeutica presupponga, come sostiene l'Autore, una profonda maturità emotiva (Rogers, Kinget, 1965 - 1966), dove per maturità si intende, da un lato, la simbolizzazione corretta della propria esperienza, e, dall'altro, la capacità di non farsi soverchiare da vissuti personali che potrebbero scaturire dall'ascolto e che potrebbero, di conseguenza, essere agiti, inficiando, ahimè, l'alleanza di lavoro.
 La congruenza, quindi, quale bussola organismica del terapeuta, è l'ingrediente principe della sua "Funzione Paterna" (Carere - Comes, 1998, cit. in Carubbi, 2012; 2016), ovvero di quella preziosa funzione, salda e ferma - ed ecco, che ritorna la maturità emotiva di Rogers! -, regolatrice del Setting Terapeutico e delle regole attinenti. 
Una funzione limitante, che entra di diritto in quei frangenti in cui il Terapeuta inizia a notare, grazie alle proprie capacità di ascolto e osservative, importanti impasse, scivolamenti, arresti, ossia tutto ciò che può minacciare il patto terapeutico. 
All'uopo, avevo già scritto (Carubbi, 2012) quanto l'autenticità del terapeutica, soprattutto nel campo delle dipendenze patologiche, si manifesti attraverso una modalità di confronto, onesto e vero (Borgioni, 2007), con il cliente: la chiarificazione e il confronto (Kernberg, 1972)  - soprattutto per ciò che concerne la restituzione delle incongruenze del cliente, che si manifestano attraverso acting out, di cui sopra - infatti rendono consapevole questi su eventuali modalità comportamentali e relazionali disfunzionali, di cui non è consapevole ma che agisce all'interno del Setting. 
Da qui, si può ben comprendere, allora, quanto il confronto sia una declinazione della congruenza limitante, assertiva e custodente il patto terapeutico.

© Francesca Carubbi
Dott.ssa Francesca Carubbi
psicologa e psicoterapeuta
Autrice del libro "Paco, le nuvole borbottone e altri racconti", Alpes Italia Roma