martedì 23 maggio 2017

"America! America!" Un racconto sull'Alzheimer

"America! America!"

Il corridoio brulica di persone. E' orario di visita. Fuori, un tiepido sole sta tramontando tra gli olmi, dipingendo tutto intorno di un oro pallido. E' il panorama che si mostra agli occhi di Carmela. Ai suoi occhi stanchi, circondati da argentee occhiaie. Occhi che guizzano ad ogni piccolo e grande rumore. Occhi che cercano di comprendere dove si trovano. Occhi che tentano di non aver paura, che provano a trovare un appiglio in quel caos di voci sconosciute, di volti non decifrabili, di distanze troppo ravvicinate. Ad un tratto, un'infermiera esclama suadente il suo nome "Carmela, Carmela... Eccoti finalmente! Sono arrivati i tuoi figli ed i tuoi nipoti...non sei contenta?". Carmela distoglie lo sguardo dalla finestra che dà sul grande giardino, lì in quel salone anonimo, fatto di luci artificiali, linoleum ormai consumato e sedie tarlate...Con una mano tremante afferra il suo bastone, si alza e sente i propri muscoli pronti allo scatto, alla fuga. Carmela ha paura. Per quanto si sforzi, non riesce a concretizzare quelle bocche che le sorridono, quelle mani, troppe, che cercano di accarezzarla... "Chi siete? Chi sono?...", pensa, impotente. Cerca di cacciarli con le braccia, dimenandole, ma invano: loro non desistono, non mollano la presa. Carmela ha paura. Troppa. Inizia a piangere ed urlare. Ha paura che le possano fare del male. Ecco che arriva l"angelo bianco" (così lei lo chiama!), un simpatico dottore che inizia a parlarle molto, ma molto lentamente. Carmela pensa "quanto è buffo, cerca di imitare tutto ciò che faccio". E Carmela si sente sicura, perché sa che non le farà del male. "Carmela, non preoccuparti queste persone sono i tuoi figli... Hai le loro foto in camera". Con un cenno, l'"angelo bianco" mostra una foto a colori, molto recente. Ed ecco che Carmela non ha più timore. Un bambino dell gruppo porge all'anziana signora un vecchio album di fotografie "Tieni nonna, questo è per te". Carmela lo prende in mano ed inizia a sfogliarlo. Ci sono tante foto in bianco e nero. Carmela è colpita da una in particolare: c'è una bimbetta, che guarda irriverente l'obiettivo. E' vestita poveramente, ma il suo sguardo emana curiosità ed eccitazione...In mano tiene una bambolina, tutta vestita di pizzi e trine. Dietro di lei si scorge un'enorme nave, un transatlantico, forse..."Forse sono io", dice timidamente, quasi esitante. Alza i suoi occhi per trovare conferma. E la trova. Trova, in chi la guarda con speranza, empatia e calore. "Sì...sono io, esclama... era tanto tempo fa". "Ti ricordi altro?" domanda una signora ben vestita. Carmela cerca di sforzarsi, cerca di scovare, nel buio che la sovrasta, qualche frammento di ricordo... Ed ecco, che le sovviene l'odore del mare che l'avrebbe accolta per un lungo viaggio. Ed ecco, pian piano, affiorare la sua Catania, il rumorio del porto, il tiepido calore del sole, di un autunno di tanto tempo fa. Un autunno come quello di oggi. Ad un tratto, si ritrova in quella bambina, che sarebbe partita per gli Stati Uniti, per un futuro migliore, lontana dalla povertà e precarietà. Emozionata, allora, esclama "America! America!". La "mia America", dove ha vissuto per molti anni, dove ha trovato l'amore, dove ha cresciuto la sua famiglia. Ma, ahimè, le immagini si fanno sempre più sfocate. Più incerte, vacue: come quei corpi di cartapesta del Luna Park a cui manca il viso: Carmela non riesce a collocare più nulla in quei vuoti. L'unica cosa che ricorda è il suo indice, da bambina,
verso l'agognato approdo: "America! America!". E questo, per ora, le basta.
(foto:web)