sabato 7 maggio 2016

"Un album strappato": elogio dell'imperfezione per una Vita Piena



Prendo spunto per questo articolo da un episodio capitatomi qualche tempo fa. Mia figlia strappa una pagina del suo album di figurine preferito e per quanto io lo aggiusti, non lo vuole più. Lo rifiuta. Dice "E' rotto, non lo voglio più". Credo, da qui, che uno dei compiti più ardui e complessi dell'attività educativa sia quello di far apprendere il valore dell'imperfezione, di ciò che sempre non funziona, del limite. Nello specifico far apprendere a mia figlia che può accettare anche uno strappo nel suo fantastico libro, senza che questi perda di fascino. Questa difficoltà la posso constatare anche nella mia attività clinica, quado sento empaticamente la sofferenza dei clienti nel cercare, con l'immenso sforzo cognitivo - emotivo che ne consegue, di essere perfetti, di non mostrare nessuno strappo, nessuna crepa nella loro immagine, in quanto ciò produrrebbe non solo una profonda sofferenza psichica, bensì il pericolo di una destabilizzazione del loro senso di coerenza interno (Rogers, 1951), ossia la messa in discussione del loro valore, del loro Sé Ideale per come costruito e apparso in quel momento. Fuor di metafora, potremmo paragonare questi cliente all'album di figurine: "se appaio rotto, non valgo più nulla. Tu mi rifiuterai". Essere ciò che veramente si è, un album anche sgualcito e strappato, sarebbe un prezzo troppo alto da pagare. Acquisire congruenza è un processo che, seppur fruttuoso perché ha a che fare con venire a contatto con tutta la nostra più vera essenza, comporta, infatti, grande motivazione e fatica, perché la Persona deve iniziare a toccare con mano quella crepa che lo spaventa, quei limiti che il suo ambiente ha cercato di mascherare e nascondere sotto la sabbia. Ma, allo stesso tempo, iniziare ad amare i propri strappi, le proprie cicatrici, significa iniziare un percorso di vera individuazione dal conformismo e dalle aspettative altrui. Significa iniziare a vivere pienamente. Che cos'è la vita piena? Da un punto di vista rogersiano, vivere pienamente non ha nulla a che fare con l'assenza della sofferenza, con la piena felicità, ricchezza e assenza di problemi. Significa poter accedere alla propria saggezza organismica, alla fiducia nella propria visione della vita, nei propri valori ed emozioni, termometro del nostro funzionamento psichico. Significa dare ossigeno alla nostra congruenza o autenticità nelle relazione sia con sé, sia con l'altro. Significa accettare che nella propria vita esistono anche pagine che si possono strappare, ma che possono essere ricucite ed essere ancora lette, con amore, ancora ed ancora... Facilitare la Tendenza Attualizzante significa, in altri termini, far sì che la Persona possa credere nella bellezza della propria vita, nonostante la malattia, le frustrazioni, le perdite. Perché la vita piena è come la tenacia di quelle piante dell'Oceano Pacifico, descritte da Rogers, che rimangono attaccate alla scogliera, nonostante la tempesta che infuria. Vivere con coraggio la propria intima e più vera natura, nonostante la paura, nonostante le ferite e nonostante le naturali imperfezioni.