mercoledì 9 marzo 2016

cocaina e annullamento dell'Altro

Mi ha profondamente colpita la morte di Luca Varani, il ragazzo 23enne di Roma, ucciso dai suoi amici, sotto effetto di cocaina e alcol. Allo stesso tempo, mi ha fatto molto riflettere le parole del padre di "Foffo", uno di questi assassini: "Mio figlio è un ragazzo modello" (n.d.r.) e "E' stata colpa della cocaina" (n.d.r.). Qualcuno mi ha fatto apprendere che le parole hanno un loro peso e come il loro utilizzo sia importante a seconda di ciò che abbiamo intenzione di comunicare. Da qui, queste due frasi mi portano a riflettere, come dicevo, su quanto segue.
Primo punto: "ragazzo modello". Non voglio entrare in una forma di giudizio sterile e giudicante. Non è questo il mio scopo. Per il semplice fatto, che non voglio e
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non ho gli strumenti per comprendere la motivazione sottostante a questa affermazione e, allo stesso tempo, credo che ogni genitore abbia bisogno di vedere il proprio figlio perfetto e senza macchia. E questo, credo, sia un problema educativo di fondo, ossia la mancanza di accettazione positiva incondizionata del mondo interno, unico, soggettivo e autentico dei propri figli. Non solo, quindi, di ciò che a noi genitori piace di loro, comprese le proiezioni dei nostri valori e aspettative, ma anche delle loro difficoltà, comprese quelle evolutive, le loro paure e fragilità. In un'epoca, come direbbe Bauman, di legami liquidi e di vittoria del Discorso del Capitalista (Recalcati, 2010), dove l'imperativo è il godimento assoluto e la negazione e la fuga dall'Altro e dai legami, appunto, la vulnerabilità personale è sotto scacco e non può né essere percepita, perché minacciosa,  e non può esistere. Possiamo dire che siamo una società cocainomane, nel senso che è tutta proiettata sulla performance, sulla disinibizione totale, sull'assenza di pensiero, sulla prioezione all'esterno della nostra Ombra. In tal senso, in termini rogersiani, affinché il soggetto possa definirsi persona degna di fiducia, in quanto agente di scelta libero e responsabile, questi necessita di un ambiente facilitante il suo percorso di crescita, profondamente empatico, accettante ed autentico, ma, allo stesso tempo, fonte autorevole di sani limiti a determinati comportamenti non accettabili. Un ambiente che sappia incarnare una funzione "materna", accogliente e che sappia validare empaticamente i vissuti emotivi delle nuove generazioni, anche quelli più scomodi (Rogers, in tal senso, non parla di emozioni negative o positive, in quanto tutte hanno la stessa dignità di esistere), in quanto, solo una loro piena simbolizzazione cosciente ed integrazione permette la possibilità di attingere alla propria saggezza interna ed il conseguente sviluppo della propria Tendenza Attualizzante (ibidem, 1951) e una funzione "paterna", il "no!" assertivo, fermo e deciso e, soprattutto, coerente (Carere - Comes, 1998). Sostenere che i nostri figli siano ragazzi modello, significa negarne la completa accettazione, negare la loro complessità e unicità, significa fornire loro un insopportabile fardello di perfezione, significa proiettare in loro i nostri ideali, non facilitando, in tal modo, un loro sviluppo autentico (vero sé), che si basa sulla fiducia delle proprie scelte, dei propro valori, del proprio sentire. Al contrario, facciamo in modo che il bambino, prima ed il futuro ragazzo, poi, si senta confuso su ciò che prova, insicuro per quanto riguarda il proprio valore, la propria autostima (Vado bene così come sono? Posso sentire come giusto ciò che provo? Quello che faccio va bene? Quali comportamenti sono giusti e quali no?). In questo panorama, di non facilitazione del senso di responsabilità e fiducia personali, il richiamo delle sostenze, per alcune persone, può divenire un canto delle sirene, un illusorio palliativo per la propria infelicità. Non si sceglie una sostanza a caso, ma secondo la funzione che ha per la persona, per la soddisfazione dei propri bisogni, come auto - cura (Kahntzian, E., 1990;1997; 1997), come una speciale Tendenza Attualizzante (Borgioni, 2007), intesa come unica, seppur dolorosa ed illusoria, modalità di sopravivere. E qui introduco il secondo punto.
Secondo punto: "è colpa della cocaina". Occorre fare una precisazione. Sappiamo da studi di Neuroscienze e Neuroimaging che la cocaina agisce su determinate funzioni cerebrali e su determinati neurotrasmettitori, quali la dopamina, inibendone il rassorbimento a livello sinaptico (reuptake), una volta rilasciata. Ciò fa sì che  il Sistema Nervoso Centrale (il sistema di gratificazione - area tegmentale - ventrale, nucleo accumbens e corteccia prefrontale) sia, durante l'uso di cocaina, eccessivamente stimolato ed eccitato. A cosa serva, infatti, la dopamina? Questo neurotrasmettitore è responsabile della volizione, della motivazione, del piacere e del controllo comportamentale. La cocaina, in quanto psicostimolante e disinibente, altera il normale scambio recettoriale, producendo un'alterazione del meccanismo della ricerca del piacere, della normale percezione e cognizione e un'importante modifica comportamentale (da qui gli episodi di aggressività). In altri termini, la persona perde la capacità di attuare un comportamento responsabile, ovvero è incapace di prevedere le conseguenze dei suoi agiti.  Ma, attenzione: ciò non significa che "è tutta colpa della cocaina". Dire questo, è negare ogni responsabilità alla scelta della sua assunzione. E' una mancata responsabilizzazione di chi sceglie, consciamente o meno, di utilizzare questa sostanza. In termini pratici: "Foffo" ed il suo amico hanno deliberatamente scelto il suo utilizzo; hanno speso mille euro per procurarsela e sapevano a cosa loro sarebbe servita: ad uccidere! Non è stata una fatalità. E' stata una scelta consapevole. Perché? Come loro rifersicono "Per vedere l'effetto che fa!". Quindi non si nega assolutamente l'effetto della cocaina, sia a breve che a lungo termine. Ma si nega la responsabiltà personale del soggetto nel ricercarla attivamente. Non si riesce a dire "ha sbagliato!", forse per un bisogno interno di vedere il proprio figlio un "modello", un mio prodotto, una mia estensione. Non so se questi ragazzi abbiano usato più volte questa sostanza, se abbiano subito modificazioni neuronali... Questo, però, a mio avviso è un altro livello del problema: saranno poi gli esperti a occuparsene. Quello che mi ha colpita, invece, è questa impossibilità di considerare l'Altro un soggetto attivo nelle proprie scelte, un soggetto, appunto, responsabile e cosciente.