giovedì 19 novembre 2015

Abstract del Poster presentato al'VIII Convegno Nazionale ACP - Roma 2009 "Trent'anni di attività della Terapia Centrata sul Cliente e del' Approccio Centrato sulla Persona in Italia"

LA COMUNICAZIONE SEDUTTIVA
RIFLESSIONI SULLE SCISSIONI COMUNICATIVE TRA ADULTO-BAMBINO -ADOLESCENTE
(Dr.ssa Antonietta Albano - Dr.ssa Francesca Carubbi)

Quando si pensa alla parola seduzione, l’equazione che ne consegue è la “capacità di attrarre a sé una persona”, ammaliarla. Tuttavia, l’etimologia latina ci informa come seducĕre abbia anche il significato di separazione e divisione. In questo senso la comunicazione seduttiva può essere considerata non solo per il suo aspetto sessuale, bensì come pericolo insito in un apprendimento che si basi su una scissione, appunto, tra l’esperienza affettiva e quella cognitiva. Come sostiene Rogers (1980)“ la mente può andare a scuola, mentre il corpo ha il permesso tutt’al più di accompagnarla”. Gli insegnanti, spesso, mettono in atto una “dissociazione”, quindi una seduzione, tra il loro comportamento e stile comunicativo, contrassegnato da incoerenze e contraddizioni, disciplinati e diligenti a biasimare i piccoli per una loro mancanza, appaiono talvolta meno solerti a esserlo con se stessi, arrivando ad essere indulgenti verso le proprie. Questa inconsapevole incompetenza relazionale può creare una inevitabile confusione nel bambino, che, a sua volta, può provare delusione, frustrazione e rabbia, in quanto sente che l’adulto gli ha raccontato bugie e tradito la sua fiducia. La capacità da parte del bambino di entrare in contatto con le proprie emozioni e di sentire i propri bisogni fa sì che l’insegnante si senta minacciato, a causa della risonanza emotiva che questi vissuti producono all’interno del “proprio bambino ferito”, la cui conseguenza è uno stato di incongruenza tra l’esperienza reale dell’organismo e l’immagine di sé con cui l’individuo (Zucconi, 2008) si rappresenta tale esperienza. Privato del suo potere e spaventato dai propri limiti personali, l’educatore reagisce allo smascheramento del segreto con sfida, difendendosi e riappropriandosi del proprio ruolo in modo autoritario e non facilitante l’apprendimento. Così, mentre l’insegnante diventa detentore della verità e della conoscenza. l’allievo è soclassato da protagonista attivo del suo processo di apprendimento a semplice comparsa. Ma “quando il facilitatore è una persona autentica, mostrandosi per quello che è [….] vi sono molte più probabilità che egli dimostri la sua efficacia. Questo significa che i sentimenti che il facilitatore sta sperimentando sono disponibili alla sua consapevolezza, che è capace di vivere questi sentimenti […] e di comunicarli quando se ne offre l’opportunità […..] affinché gli studenti possano percepire che questi elementi esistono nell’insegnante e possano iniziare nuovamente a fidarsi di lui”(Rogers, 1980). La fiducia, d'altronde, permea lo stile educativo e seduttivo che permette al nostro corpo ed ai nostri sensi di comunicare all'altro ciò che sentiamo. L'aspetto sessuale, ad es., che ne discerne si relaziona a regole e comportamenti dettati dalla cultura: ogni cultura regolamenta la sessualità, attraverso norme generali che stabiliscono quando è permesso e perché è permesso. La cultura di appartenenza nutre un individuo sin dalla nascita; plasma tutte le sue concezioni ed in particolare quelle che riguardano il suo ruolo nella comunità e la sua identità sociale. Parte integrante dell'identità sociale di un individuo sono le abitudini sessuali e la comunità regola il comportamento sessuale a seconda del ruolo che attribuisce a uomini e donne. Oggi le “norme” per la sessualità sono trasmesse tramite “l'educazione sessuale”. Chi non ha una conoscenza adeguata della propria sessualità spesso, ne ha anche una percezione distorta e vive le sue esperienze sessuali in modo non appagante e, talvolta, anche doloroso. La tematica “educazione sessuale” è stata da sempre oggetto di un acceso dibattito tra idealisti, positivisti, religiosi, laici, conservatori e libertari, i quali si sono interrogati su quanto, di ciò che si conosce del sesso, deve essere detto; su come occorre intervenire; su come bisogna agire e a chi deve essere affidato il compito di educare. Soluzioni diverse sono state prese in considerazione a prescindere dal timore di dire troppo o troppo poco, dalla conflittualità fra le diverse agenzie educative, dall’interventismo di alcuni educatori e dall’eccessiva prudenza di altri. La difficoltà che oggi incontrano gli adolescenti rispecchia l’incapacità dell’adulto di non avere modelli chiari da proporre, affinché i giovani possano identificarsi, uniformarsi o contestare. La salute sessuale si basa su una scelta e un percorso personale. Non vi è una sessualità normale “al di fuori di noi” cui dobbiamo riferirci, ma una sessualità “dentro di noi”, che si sviluppa con trame diverse ed è il senso che ognuno dà ad una di queste che ha importanza. Solo con questo approccio è possibile stimolare ed aiutare i ragazzi ad effettuare un’analisi critica dei valori culturali, appropriandosi, così, di informazioni e conoscenze al fine di effettuare scelte personali. Non ci sono norme o comportamenti da trasmettere, ma un aiuto a valorizzare la dimensione sessuale di ciascuno e creare un terreno favorevole per la costruzione del proprio progetto esistenziale, che si rende possibile solo attraverso un percorso consapevole, chiaro e scevro da ogni comunicazione seduttiva.

BIBLIOGRAFIA

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Bosio M. e Ugolini V. (1999). “Insegnare l’educazione sessuale”. Edizione Clueb
Dacquino G. (2007). “Relazioni difficili”. Oscar Mondadori
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Dolto F. (2001). “I problemi degli adolescenti”. Edizione Tea
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Giommi R. e Perrotta M. (1998). “Programma di educazione sessuale 15-18 anni”. Edizione Mondadori
Gregersen E. (1987). L'amore nel mondo: pratiche sessuali. Lyra Libri.
Juul J., (1995). Dit Competente Barn, Leonhardt & HØIER Agency. (Trad. It. Il bambino è competentevalori e conoscenze in famiglia, Feltrinelli, Milano, 2001).
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Marmocchi P. e Raffuzzi L. (2000). “Le parole giuste: idee, giochi e proposte per l’educazione alla sessualità”. Edizione Carocci
Mizzi A. Strusi L. Vida M. (1998). “Riflessioni su esperienze di educazione sessuale: interventi di educazione alla sessualità e di educazione alla salute”, in Rivista di sessuologia, “Antropologia sessuale e ricerca scientifica”, vol. 22 n. 4 ottobre/dicembre. Edizione Clueb
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Rogers C.R., (1980). A way of Being, Houghton Mifflin Company, Boston, Ma. (trad. It. Un modo di essere, Martinelli, Firenze, 2001).


martedì 17 novembre 2015

Studio di Psicologia e Psicoterapia Daimon.
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giovedì 28 maggio 2015

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