martedì 27 agosto 2013

Da settembre, lo studio di psicologia si trasferisce in Via B. Croce 1/d, sempre a Fano, quartiere Vallato

lunedì 5 agosto 2013

Il contratto terapeutico: un requisito fondamentale per l’alleanza di lavoro All’inizio del rapporto professionale, lo psicologo definisce, in collaborazione del cliente, il contratto terapeutico. Di cosa si tratta? Il contratto terapeutico è un patto di lavoro condiviso, ad alta valenza umana, per cui sia il professionista che il cliente acquisiscono diritti e doveri riguardo il rapporto professionale che instaurano: “il contratto terapeutico è un accordo tra una persona e il suo terapeuta che stabilisce le responsabilità di entrambe le parti: il cliente richiede aiuto e dà pieno consenso e collaborazione al processo di psicoterapia; il terapeuta accetta la responsabilità di aiutare a compiere il cambiamento desiderato e rimanere entro i confini del contratto” (Claude Steiner). Oppure come dice Novellino (2001): “è un accordo tra paziente e terapeuta su mete e modi della terapia: questo comprende sia gli obiettivi (contratto terapeutico) e regole del rapporto (setting)” Da qui, il dovere dello psicologo – psicoterapeuta è quello di creare un setting (contesto fisico normativo del lavoro e della relazione) riservato, accogliente, con delle regole ben definite, ma allo stesso flessibile. Nel nostro Approccio, tendiamo a distinguere due tipi di setting: - Setting interno, il quale è formato dalla personalità, valori, costrutti, sentimenti, teoria di riferimento e visione della natura umana; - Setting esterno, caratterizzato dagli aspetti materiali: stanza, arredo e le regole di funzionamento della prestazione: 1. Segreto Professionale 2. Consenso informato 3. Scelta del trattamento di elezione 4. Frequenza delle seduta e prevedibile durata (il termine “prevedibile” è d’obbligo quando parliamo di psicoterapia, la quale prevede, visti gli obiettivi di esplorazione e ristrutturazione del sé, periodi relativamente lunghi); 5. Obiettivi del trattamento condivisi, realistici e chiari; 6. Pagamento 7. Comunicazioni di eventuali assenze; 8. Modalità di gestione delle rotture di setting e messa in crisi del contratto terapeutico (impasse nella relazione, agiti, assenze non giustificate, richieste eccessive da parte del cliente, gestione dei possibili ostacoli che frapporre durante la terapia). Per ciò che concerne il cliente, egli ha il diritto di autodeterminazione e scelta responsabile nello scegliere o meno di intraprendere un percorso di aiuto. Tuttavia, se il terapeuta ravvede, in scienza e coscienza, che il cliente, che ha scelto volontariamente di aderire al contratto terapeutico ed al percorso di aiuto, tende a non voler più rispettare il contratto (ad esempio, il cliente comunica la sua intenzione di non voler più proseguire i colloqui), questi ha il diritto e dovere di soffermarsi insieme al cliente sulla sua difficoltà nell’intraprendere il percorso di esplorazione e di cambiamento, confrontandosi sul “qui e ora” della relazione, al fine sia di scongiurare una brusca cesura all’alleanza di lavoro, sia nel riflettere insieme su cosa stia accadendo nel cliente ed all’interno della relazione e sul da farsi. Da qui, infatti, emerge un concetto basilare e fondamentale, quello di reciprocità nella relazione: se il terapeuta ha il dovere di offrire un setting sicuro per la scoperta di sé, dall’altro il cliente ha il dovere, in qualità di agente di scelta libero e responsabile, di “ fare la sua parte. Innanzitutto, deve avere la capacità di assumersi la responsabilità della terapia che decide di sostenere volontariamente (senza pressioni)”. Ed, inoltre “si chiede un impegno relativo alle assenze ed alle vacanze e un impegno circa l’evitare di abbandonare la terapia senza avere prima la possibilità di poterne discutere insieme”. (Buonaiuto, 2013). Per riassumere l’importanza del contratto terapeutico, userò le parole di Novellino (2001) “compito del paziente sarà quello di riferire quanto ritiene importante per la sua terapia, insieme al riferire vissuti significativi extra – analitici e intra – analitici, con l’inclusione di sogni e pensieri relativi al terapeuta; compito dell’analista sarà quello di aiutare il paziente a comprendere in base a quello che riferisce, con l’inclusione di eventuali azioni significative (ad esempio sedute “saltate”, come reagisce la sua mente di fronte a certi eventi”.