venerdì 31 maggio 2013

L'importanza del gioco nella sintonizzazione affettiva

"Mamma, papà..... giochiamo insieme?"
Il gioco come collante affettivo tra genitore e bambino.
Il gioco, nei primi anni dell'infanzia, diviene lo strumento privilegiato di contatto e relazione tra genitore e bambino. Questo perché "se vogliamo comprendere nostro figlio, dobbiamo comprendere i giochi che fa" (Bettelheim, 1987, trad . it., pag. 209). Da qui, Freud vide nel gioco il mezzo, tramite il quale l'infante acquisisce le sue prime nozioni e, soprattutto, lo strumento grazie al quale il bambino riesce sia ad esprimere le proprie emozioni e pensieri, sia a trasmetterli all'adulto: allora il gioco diventa la strada maestra per comprendere in modo empatico ed a contenere in modo affettivo e sicuro, nei casi di paure ed angosce, la vita interiore del bambino (ibidem, 1987). Ma si badi bene: per entrare in sintonia con il bambino, il gioco non deve diventare pura meccanica, un arido saper fare, bensì un fruttuoso saper essere nella relazione e ciò comporta la capacità dell'adulto di contaminarsi, di ridere, gioire, imitare, sporcarsi. In altri termini, essere genuino ed autentico nella relazione. Ciò può avvenire solamente solo nel momento in cui l'adulto torna alla sua infanzia, ai ricordi del suo modo di giocare, alle emozioni e pensieri che provava, attraverso un percorso di auto - consapevolezza vigile, ma intuitiva ed emozionale, divenendo in tal modo congruente, ovvero "pienamente se stesso" e "senza maschera o facciata" (Rogers, 1962), nella relazione dialogica.


venerdì 24 maggio 2013

Dipendenze e minori nei contesti educativi

Nella mia esperienza di supervisore educativo e di formatore per equipe di educatori, mi trovo spesso al cospetto  di importanti quesiti, dubbi e, talvolta, timori da parte degli operatori, che, durante il loro lavoro, si imbattono in adolescenti e giovani vicini al mondo del consumo.
"Che fare?". Questa è, sovente, la domanda che si pone l'educatore e che da tradotta in "Come posso relazionarmi con chi fa uso di sostanze? Qual è il mio ruolo o "potere" persuasivo in tale contesto?". Domande non da poco, se si pensa al ruolo e responsabilità sociale e territoriale dell'educatore. Infatti, come ogni altra figura professionale, l'operatore educativo ha l'obbligo della privacy e della riservatezza. Da qui, tuttavia, in scienza e coscienza, occorre domandarsi: "Come muoversi in questo territorio minato? Come conciliare la preservazione della fiducia nella relazione, con il dovere morale di educare al benessere ed alla salute?. In termini più concreti: "Come mi comporto con il ragazzo o il giovane che mi confida di usare sostanze?". Al di là delle provocazioni da parte dell'adolescente, dell'impatto emotivo che questa notizia comporta, dobbiamo, innanzitutto, nel caso di un minore, cercare di capire, anche grazie alla supervisione o all'aiuto professionale di uno psicologo, se quello che il ragazzo ci dice può essere o un potenziale pericolo per la persona o una "semplice" sperimentazione, tipica nel periodo adolescenziale.
Se in scienza e coscienza riteniamo la prima ipotesi, dobbiamo derogare alla riservatezza, tuttavia, senza nasconderlo al ragazzo, ma confrontandoci direttamente con lui e supportandolo, nel caso voglia farlo di persona, nella sua rivelazione alla sua famiglia, al fine di farsi aiutare. Ma prima di arrivare a questo, dobbiamo imparare ad ascoltare a vivere empaticamente la sua esperienza, a non giudicarlo, ma a confrontarlo, in modo pacato ma fermo e saldo, sul pericolo che incorre. Insomma, siamo davanti ad un delicato equilibrio, che necessità di un allenamento continuo delle nostre abilità di ascolto e di "screening", per comprendere quali siano realmente le situazioni di pericolo, al fine di non colludere con esse: uno stile autorevole, in questi casi, contraddistinto da apertura affettiva, supporto (accettazione positiva incondizionata dei vissuti) e chiare e coerenti regole e limiti normativi (accettazione condizionata di comportamenti devianti), rappresenta un efficace fattore protettivo nella prevenzione di uso di sostanze.

lunedì 13 maggio 2013

Progettazione: la sfida del nuovo welfare

La capacità di progettare è una delle qualità innovative degli operatori del sociale, psicologi compresi, tanto che l'Esame di Stato per la nostra professione prevede una prova pratica ad hoc. Ma che significa progettare in campo socio - sanitario? Significa innovare, creare "ciò che ancora non c'è", ciò che serve, partendo dal basso, dai bisogni della persona e della comunità, soprattutto in questa epoca di crisi economica, politica e sociale. Essere "segugi", in questo caso, è un'abilità da sviluppare e potenziare: anticipare le necessità e promuoverle può divenire una carta vincente nel nostro lavoro, perché mostra al nostro cliente la nostra visione dei servizi, la nostra filosofia di lavoro e la nostra visione della Natura Umana. Da dove inizia, allora, il progetto? Inizia dall'osservazione sul campo, dall'analisi dei problemi e delle risorse della persona, piuttosto che del territorio e della comunità. Non dimentichiamo l'importanza del "sapere" oltre, quindi del "saper fare": documentarsi, studiare, comprendere e capire. Ma anche il "saper essere" diventa fondamentale: da ciò che scriviamo, dalla nostra comunicazione trasparirà ciò che siamo, ciò che desideriamo attuare e lo scopo umano del nostro progetto.

mercoledì 8 maggio 2013

Maggio 2013 Mese di Promozione del Benessere Psicologico in un'ottica bio – psico - sociale In occasione del mese di promozione del Benessere Psicologico, la Dott.ssa Carubbi Francesca offre la possibilità, per chi lo desidera, di conoscere più da vicino le attività di promozione del benessere e di prevenzione del disagio psicologici, in un'ottica rogersiana, per la persona e la comunità. Da qui, lo studio professionale viene aperto, nel mese di maggio 2013, per un colloquio gratuito di informazione e sensibilizzazione sull'importanza della tutela della propria salute psicologica. Per prenotare un incontro gratuito, o per avere maggiori informazioni: Dott.ssa Francesca Carubbi Via R. Lambruschini, 8 61032 Fano Ambulatorio Polispecialistico (su appuntamento il lunedì pomeriggio) Via Cavour, 8 61032 Fano (PU) 338.4810340 info@psicologafano.com
Sabato 18 maggio, dalle 9 alle 12.30, presso la Sala Rossa del Comune di Pesaro, le Associazioni che si occupano di Psicologia dell'Emergenza (ARES Italia, APE, SIPEM SoS Marche), organizzano, nell'ambito del Mese del Benessere Psicologico, l'evento "Il Recupero del Benessere Psicologico". Per ulteriori informazioni

mercoledì 1 maggio 2013

Maggio, mese di informazione sul Benessere Psicologico. Come ogni anno gli Psicologi del MIP offrono a chi lo desidera un colloquio gratuito di informazione e sensibilizzazioneun'occasione per chi vuol conoscere piu' da vicino il ruolo professionale dello psicologo e le sue attivita' nel campo della salute mentale. Per prenotare un colloquio gratuito: 3384810340; info@psicologafano.com sui temi della prevenzione del disagio e della promozione del benessere.